Subfornitura legittima, anche se non dichiarato il ricorso al subappalto

Anche in mancanza dell’indicazione di voler ricorrere al subappalto, è comunque legittimo avvalersi di una subfornitura.
Lo ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Roma, Sez. I bis, con la sentenza 20 febbraio 2018, n. 1956, secondo il quale il concorrente che non ha dichiarato di voler subappaltare attività, comunque non ha preclusioni ad avvalersi di forniture (anche in opera; esse, infatti, nei limiti indicati dal Codice, “non costituiscono subappalto”).
Inoltre (richiamato anche l’art. 1, comma 1 L. n. 192/1998 per il caso concreto), in generale, la differenza sul piano contrattuale tra subappalto e subfornitura sta nella circostanza che, mentre il subappaltatore assume di eseguire in tutto o in parte una prestazione dell’appaltatore (art. 1655 e ss. c.c.) a beneficio della stazione appaltante, il subfornitore si impegna soltanto a porre nella disponibilità dell’appaltatore un prodotto e rileva fondamentalmente sotto il profilo privatistico dei rapporti commerciali fra le aziende. La rilevanza della dipendenza tecnica sarebbe insita nel fatto che la lavorazione affidata in subfornitura interviene necessariamente ad un determinato livello (più o meno avanzato) del processo di produzione interno ed in vista della commercializzazione del prodotto-finito su un mercato, che è soltanto del fornitore e non anche del subfornitore. Invece, il contratto di subappalto è caratterizzato dal coinvolgimento dell’assetto imprenditoriale dell’impresa subappaltatrice nell’attività dell’impresa aggiudicataria dell’appalto con la conseguenza che il sub-appaltatore è chiamato, nel raggiungimento del risultato, con conseguente maggior ampiezza della sua responsabilità per i vizi della cosa e per la sua non perfetta rispondenza a quanto convenuto.

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